Passiamo anni sul tatami a parlare di armonia, ascolto e gestione del conflitto. Poi entriamo nei social e qualcosa sembra cambiare. Giudizi, correzioni, verità dispensate a distanza. Ma se l’Aikido non riesce a seguirci fuori dal dojo, che cosa stiamo davvero praticando?
Può un movimento diventare bellezza? Può un corpo parlare senza parole, percepire, emozionare? E può l’opposizione trasformarsi in relazione? Una riflessione sull’Aikido come arte, poesia e possibilità di trasformare il conflitto.